Il ginocchio è un’articolazione complessa costituita dai condili femorali che ruotano sul piatto della tibia.

Si tratta di un’articolazione caratterizzata da 2 gradi di movimento:

  • flesso-estensione lungo l’asse trasversale;
  • movimento accessorio di rotazione.

 

Una caratteristica distintiva di questa complessa articolazione è la presenza di strutture cartilaginee, come i menischi, che rendono congrue le superfici articolari.

I mezzi di unione dei capi articolari sono dati:

  • dalla capsula articolare che, come una cuffia, avvolge tutta l’articolazione;
  • dai legamenti collaterali mediale e laterale che limitano i movimenti di lateralità;
  • dai legamenti crociati caudale e craniale che impediscono lo scivolamento del   femore sulla tibia sotto la forza di anteropulsione durante la flesso estensione.

 

I legamenti crociati craniale e caudale sono costituiti da 2 porzioni: la banda craniomediale e la banda caudolaterale. Queste funzionano in maniera indipendente durante la flessione ed estensione.

La banda craniale del legamento crociato craniale resta tesa in estensione e rilassata in flessione, la banda caudolaterale si comporta inversamente.

Il legamento crociato caudale è costituito in maggioranza dalla porzione craniale, tesa in flessione e rilassata in estensione, viceversa per la porzione caudale.

Bisogna immaginare i condili femorali come un cilindro e il piatto tibiale come un piano inclinato, ciò ché impedisce ai condili di scivolar indietro è proprio il legamento crociato craniale.

 

ROTTURA DEL LEGAMENTO CROCIATO CRANIALE

La rottura del legamento crociato craniale è l’infortunio più frequente dell’arto pelvico del cane. Il legamento crociato craniale rappresenta la più importante struttura di stabilizzazione articolare, in quanto impedisce lo scivolamento craniale  della tibia sul femore, facendo si che ci sia una rotazione dei condili sul piatto tibiale e non una traslazione.

Mentre nell’uomo la rottura è sempre associata ad un evento traumatico, nel cane può avvenire spontaneamente.

Lo scivolamento dei condili sulla tibia, anziché una rotazione, fa sì che avvenga una “esfoliazione” della cartilagine, dando il via dunque, a processi artrosici.

Sino al 1983 le tecniche di stabilizzazione erano poco studiate e per lo più fallimentari, miravano alla ricostruzione del legamento.

Fino a quando Slocum arrivò ad una conclusione, studi e ricerche gli permisero di ideare una nuova tecnica, la TPLO (Tibial Plateau Levelling Osteotomy).

Nel 2001 altri 2 veterinari Montavon e Tepic svilupparono un’altra tecnica di stabilizzazione la TTA.

 

DIAGNOSI

Il paziente viene portato a visita per una evidente zoppia, durante la stazione l’arto sarà poggiato in punta e, in seduta, viene posto in estensione anziché in flessione come il controlaterale. La diagnosi è sempre clinica con l’esecuzione di 2 test, il test del cassetto e il test di compressione tibiale.

Entrambi i test sono delle manovre che promuovono lo spostamento in avanti della tibia sul femore, andando quindi a sollecitare l’instabilità. I mezzi di diagnostica per immagini (rx) riescono in alcuni casi a valutare i segni indiretti della rottura del legamento ma non riescono a vedere le strutture legamentose.

 

TERAPIA

Per la risoluzione di questa patologia sono descritti in letteratura, trattamenti conservativi e trattamenti chirurgici. I trattamenti conservativi trovano spazio in pazienti inferiori ai 10 kg di peso ma con risultati non molto soddisfacenti.

Si raggiunge una stabilità articolare solo in seguito all’artrosi sopraggiunta.

I trattamenti chirurgici sono stati tradizionalmente suddivisi in:

  • intrarticolari
  • extrarticolari
  • tecniche di osteotomia correttiva (TPLO e TTA)

 

Tecniche intrarticolari ed extrarticolari

La prima tecnica chirurgica fu quella intrarticolare, negli anni 50, e prevedeva la ricostruzione del legamento tramite l’impiego di fascia lata (una porzione muscolare), in seguito si usò una porzione di legamento patellare.

Nel complesso i risultati ottenuti da tali tecniche erano discreti, soprattutto nei pazienti molto leggeri, mentre si riscontravano molte complicanze nei pazienti pesanti.

Il processo riparativo era lungo perchè la rivascolarizzazione e riorganizzazione lo rendevano incompetente a sorreggere carichi pesanti. Successivamente si è passati all’uso di materiali non autologhi come fili di nylon.

Le metodiche extracapsulari, ossia intervenendo al di fuori dell’articolazione, usano come mezzi di sintesi e stabilizzazione, fili sintetici.

Queste tecniche, come le precedenti sono, in un certo numero di casi, fallimentari, sopratutto nel lungo periodo in quanto le strutture protesiche tendono poi a cedere.

 

Tecniche di osteotomia

Come conseguenza diretta della biomeccanica del ginocchio, il problema principale è controllare la spinta craniale della tibia, ecco perchè si è studiato come cambiare la sua funzione, anzichè sostituire il legamento. Se non si neutralizza la spinta craniale della tibia, qualsiasi tecnica è destinata a fallire.

Slocum a seguito dei suoi studi e ricerche, con la TPLO, prevede un osteotomia curvilinea del piatto tibiale per correggere l’inclinazione dello stesso, sino a raggiungere uno slop compreso tra 5° e 8° e fissando i monconi con placche dedicate. La nuova inclinazione del piatto tibiale genera una spinta craniale limitata
essendo bilanciata dal bicipite femorale e dai muscoli posteriori della coscia che agiscono sulla tibia con forza di trazione diretta in senso caudale.

 

 

 

La TTA (Tibial Tuberosity Advancement), ideata dai colleghi svizzeri Montavon e Tepic, ha l’obiettivo di avanzare cranialmente la tuberosità della tibia in modo che il tendine patellare risulti perpendicolare al piatto tibiale facendo in modo che le forze di compressione, durante la deambulazione, rendono stabile l’articolazione

L’avanzamento della cresta tibiale è data dalla completa osteotomia della cresta che verrà stabilizzata tramite impianto dedicato, costituito da una placca e da un cage.

L’impianto ha l’obiettivo di annullare la forza di trazione del tendine patellare che si aggancia sulla cresta; la forza di trazione è fortissima essendo data dal quadricipite femorale.

 

La tecnica migliore a nostro parere non esiste ma esiste la tecnica chirurgica giusta per il chirurgo che dipenderà dalla confidenza sviluppata nel corso della sua esperienza. Sicuramente siamo portati ad escludere le tecniche intra ed extracapsulari a vantaggio delle osteotomie perche risolvono in maniera radicale il problema.

 

 

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